Brasile: la dipendenza da smartphone esiste davvero

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Il mondo della ricerca scientifica continua a raccogliere evidenze sull’esistenza della dipendenza da smartphone. Una nuova ricerca brasiliana, pubblicata dalla rivista Frontiers of Psychiatry, sembra confermarlo.

Studies suggest that the numbers of people with notional SA (defined by difficulty in controlling use of the smartphone, constant preoccupation with the possibility of being without it, and poor mood when it is taken away) are high – about 25 per cent of the population in the US; 10 per cent of adolescents in the UK; and a massive 43 per cent of people in Brazil, where the new research, published in Frontiers in Psychiatry, was conducted.

Lo studio brasiliano stima un rischio dipendenza nel 43% della popolazione locale. Percentuale di gran lunga superiore agli studi precedenti, realizzati in altri paesi, con lo stesso test di verifica di dipendenza. Lo scopo dello studio, con un campione piuttosto limitato (50 individui più 50 nel gruppo di controllo), non era in realtà stabilire la percentuale di dipendenti ma gli effetti della dipendenza.

Il risultato è che la dipendenza da smartphone genera gli stessi effetti di altre dipendenze, almeno nella difficoltà nel prendere decisioni, analogamente a ludopatici, dipendenti da shopping o alcolisti.

La ricerca brasiliana: Bad Choices Make Good Stories: The Impaired Decision-Making Process and Skin Conductance Response in Subjects With Smartphone Addiction

via BPS

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S1E4. Minimalismo digitale: meno tecnologia, più tempo per te

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Dare importanza alle cose che meritano veramente: è questo il significato profondo della parola minimalismo, uno stile di vita che aiuta a fare chiarezza nel lavoro e nella vita.

“Meno è meglio” si sposa bene con il design, con l’ambientalismo e anche con il rapporto che abbiamo con la tecnologia. Con una sola eccezione, che è data da un altro concetto-chiave, diventato per me quasi un mantra: un dispositivo, una funzione.

Concentrare tutte le attività in un solo smartphone ci espone inesorabilmente a essere distratti: meglio, dunque, usare un device che faccia solo una cosa. Un esempio? Un lettore di e-book: ti fa immergere nella lettura senza che nessuno ti disturbi.

Togliere il superfluo è un esercizio che andrebbe praticato costantemente, appena senti che stai ricominciando ad accumulare oltre i tuoi limiti reali. Fare spazio nel tuo disco rigido, ad esempio, consente di liberarti di tutto ciò di cui non hai bisogno e di dedicare tempo e attenzione a ciò che per te conta e ha più valore.

S1E3. La tecnologia che aiuta a stare in salute

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App e dispositivi, come i wearable, possono aiutarti a dormire meglio, a fare più attività fisica e a mangiare sano. La tecnologia, insomma, può essere utile alla tua salute, e i riscontri scientifici lo confermano, ma devi volerlo.

I fitness tracker, oggi, non misurano più semplicemente passi, distanza percorsa e calorie consumate: monitorano il battito cardiaco 24/7, per farti capire quanto sei stressato e perché. E si stanno trasformando in personal trainer per permetterti di raggiungere i tuoi obiettivi di attività fisica giornaliera.
In più c’è anche una app che consente di tenere traccia dei 10 alimenti (e delle due azioni) che faresti bene a inserire nella tua dieta per prevenire le principali malattie che causano la morte.

S1E2. I social media, il lavoro e la produttività

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Twitter, LinkedIn, Facebook possono essere una miniera d’oro per chi lavora.

Tra facili aggiornamenti dal filtro sociale di amici e colleghi, rappresentano un modo per sentirsi meno soli e un momento di contatto con la propria rete professionale.
Fino a che non se ne abusa.

Una nuova scuola di pensiero ne consiglia un uso moderato, se non minimo, per fare carriera.

Dunque conta di più il deep work, il lavoro che facciamo mantenendo la concentrazione oppure l’aggiornamento del social web, che ognuno ormai fa e che rende più a chi gestisce le piattaforme che a chi le usa?
E poi, il personal branding online è ancora vitale o è necessario un ripensamento?

A queste domande aiutano a rispondere Cal Newport e Luigi Centenaro.

S1E1. La tecnologia ci libera o ci rende dipendenti?

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La tecnologia non è positiva o negativa, ma non è neanche neutrale.

Chi immagina e sviluppa applicazioni e servizi web ne influenza l’uso, a volte senza rendersene conto. Le notifiche, come concetto, sui social network e sullo smartphone, sono pensati come servizio utile a non perdersi gli aggiornamenti, ma fanno leva su un meccanismo psicologico di ricompensa casuale che determina dipendenza.

Le abitudini che reputiamo essere dannose per la nostra attenzione, per le relazioni, per la produttività, possono essere cambiate, riconoscendo i segni e sostituendole con altre abitudini positive e piacevoli.
Interventi di Charles Duhigg, Seth Godin e Nir Eyal.